Disturbi alimentari

Disturbi alimentari: anoressia, bulimia, binge eating e nuovi problemi

Il mondo dei disturbi alimentari è sempre più complesso e sfumato, soprattutto perchè evolvono continuamente seguendo i cambiamenti della società. Di conseguenza, trattamenti un tempo efficaci possono risultare fallimentari se non vengono adattati al nuovo funzionamento.

I disturbi alimentari più conosciuti sono:

  • Anoressia (adulta o giovanile)

  • Bulimia

  • Binge eating

 

La classificazione standard presenta, poi, la dicitura “con o senza condotte di eliminazione” (vomito o uso di lassativi), “con o senza la presenza di exercise” (esercizio fisico ossessivo ed eccessivo). Il modello di terapia breve strategica inquadra il mangiare e vomitare come una categoria a sé stante chiamata Vomiting, che prevede un suo trattamento specifico.

Vediamo brevemente nel dettaglio i vari disturbi.

 

Anoressia: Si parla di anoressia nervosa quando il paziente presenta una condotta alimentare di tipo restrittivo, che si esplica nel ridurre notevolmente le calorie introdotte, nell'avere un'attenzione selettiva per i cibi escludendone completamente alcuni (generalmente si inizia con tutto ciò che riguarda il mondo dei carboidrati, per poi arrivare a togliere anche proteine e frutta) e nell'essere costantemente ossessionate dalla quantità e dalle calorie dei cibi. Questo disturbo, oggi, trova un terreno ancora più fertile perchè i social rimandano continuamente immagini di fisici perfetti, consentendo anche un repentino approvvigionamento di informazioni e idee su come bruciare calorie e scegliere cibi ipocalorici. I siti pro-ana che fino a qualche anno fa erano una fonte a cui poter attingere per recuperare consigli per resistere alla fame, su quali lassativi naturali poter utilizzare senza bisogno di ricette mediche o quali esercizi prediligere per consumare più in fretta le poche calorie introdotte; oggi hanno lasciato il posto a profili Tik Tok, Tumblr o Instagram in cui è ancora più facile mostrare i risultati raggiunti. Non solo si possono postare foto che inneggiano alla magrezza riportando i kg e i cm persi in pochi giorni, ma anche condividere video delle proprie routine quotidiane (i famosi what it in a day). Chi soffre di anoressia può ricorrere a diuretici e lassativi, praticare esercizio fisico estremo, imbottirsi di caffè o energy drinks per tenersi in piedi. Quest ultimo atteggiamento è sempre più frequente e può arrivare a causare anche importanti problemi al fegato. L'eventuale utilizzo del vomito come strumento compensatorio al “danno” calorico, se in un primo momento svolge soltanto questa funzione, ben presto si trasforma nel piacere di mangiare per vomitare strutturando una vera e propria Sindrome da Vomiting. Per quanto riguarda il trattamento, il modello strategico fa differenza tra l'anoressia giovanile e quella adulta. Nel primo caso, infatti, i genitori vengono coinvolti nel percorso e rappresentano una leva vantaggiosa per la risoluzione del disturbo. L'alleanza terapeutica con questi pazienti è fondamentale, se pur non sempre facile da ottenere poiché tendono a voler controllare la terapia chiedendo aiuto per poi opporsi. Il terapeuta dovrà essere in grado di alternare accoglienza a fermezza, destreggiandosi tra il prendere accordi e l'evitare di diventare complice del problema.

 

Vomiting: Come spiegato poco sopra, consiste nel mangiare per vomitare. L'atto di riempirsi dei cibi tanto temuti sapendo che poi si possono eliminare vomitando, all'inizio ha soltanto questo obiettivo ma ben presto si trasforma in un vero e proprio rituale piacevole. Per quanto questa cosa possa sembrare un controsenso, vomitare diventa un piacere irrinunciabile. All'inizio è un atto faticoso, ma man mano che si ripete tutto è più semplice e il paziente può arrivare a vomitare a comando, senza neanche più bisogno di utilizzare strumenti o mettersi le dita in gola. I danni all'organismo sono molteplici e, se quelli agli organi interni non sono visibili, lo sono senz'altro quelli esterni: viso gonfio, denti rovinati, nocche delle mani segnate... Per uscire da questo circolo vizioso la Terapia Breve Strategica ha messo a punto un protocollo specifico finalizzato a rendere il piacere una tortura, così da riuscire a farne a meno e riappropriarsi della propria vita.

 

Bulimia: Il modello strategico inquadra la bulimia come un disturbo caratterizzato da importanti abbuffate non seguite da condotte di eliminazione. Il paziente spesso si procura il cibo in vista dell'appuntamento con il suo “amante segreto” e non si ferma finchè non ha finito tutto. Le quantità di cibo possono essere veramente impressionanti e, il più delle volte, si tratta di confezioni intere. E' un vero e proprio raptus da cui la persona viene rapita e a cui non riesce ad opporsi, arrivando a fare di tutto pur di procurarsi il cibo desiderato da consumare in breve tempo. Subito dopo arriva il senso di colpa che genera sofferenza, ma nonostante questo lo scenario si ripeterà. A nulla valgono piani alimentari e il mettere le cose sotto chiave, poiché le abbuffate avvengono prevalentemente fuori dai pasti (molto frequentemente la notte) e verrà sempre trovato un modo per procurarsi il cibo. Tra i più giovani sono usuali i racconti di genitori che riferiscono di aver trovato carte di dolciumi nascoste nei posti più improbabili o soldi sottratti di nascosto per poter fare acquisti nei negozi di alimentari. Anche in questo caso il modello Strategico ha costruito dei protocolli specifici volti a smontare la compulsione e a ripristinare il piacere del cibo.

 

Binge-Eating / Disturbo da alimentazione incontrollata: L'approccio breve strategico definisce Binge Eating quel disturbo in cui il paziente passa da dei periodi di restrizione, ad altri in cui perde totalmente il controllo e si abbuffa. Sono persone che per un certo tempo rispettano una dieta ferrea e magari praticano anche sport, ma proprio perchè non si concedono i piaceri del cibo, arrivano poi a perdere il controllo. In seguito a questo possono fare anche dei digiuni al fine di espiare il danno fatto. Il digiuno, però, richiamerà una nuova abbuffata. Si instaura così un circolo vizioso senza fine in cui la persona è vittima dei propri tentativi di risolvere. Il lavora da fare in questo caso sarà proprio quello di guidare il paziente nel non praticare più digiuni (anche dopo un'abbuffata), così da poter smontare una ad una le tentate soluzioni disfunzionali. Il tutto sarà eseguito attraverso una comunicazione suggestiva ed evocativa calzata sulla logica del problema, al fine di aggirare le resistente che si presentano in un quadro di questo tipo.

 

Come si fa a capire se si ha un disturbo alimentare?

 

Come è facile intuire, i disturbi alimentari sopra descritti, hanno funzionamenti diversi. Tuttavia il campanello di allarme per capire se ci stiamo incamminando in una via poco sana è sempre uno:

il cibo è un piacere e deve essere vissuto come tale. Quando vogliamo controllarlo, quando si strutturano idee di cibi pericolosi o proibiti, quando lo utilizziamo per riempire un vuoto o per noia, allora è il caso di farsi delle domande e di capire se può essere opportuno rivolgersi a qualcuno. Prima si interviene, meglio è!

 

Quante persone soffrono di disturbi alimentari?

 

Le ultime statistiche riportano che in Italia le persone che soffrono di disturbi alimentari sono 3 milioni e che oltre il 90% sono donne. L'età media, inoltre, si è notevolmente abbassata (si sono riscontrati casi di anoressia anche in bambine di soli 8 anni) e la pandemia ha contribuito ad impennare i numeri.

 

Che cosa è la Pica?

 

Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali troviamo la Pica nella sezione dei disturbi alimentari, poiché caratterizzata dall'ingerire cose non commestibili. Può essere presente nell'infanzia e, in questo caso, per parlare di disturbo non possiamo considerare il semplice portarsi alla bocca o assaggiare qualcosa di diverso dal cibo, ma deve trattarsi di un comportamento costante e ripetuto. Generalmente l'attenzione è rivolta verso un materiale specifico. Tuttavia questo disturbo può presentarsi anche in adolescenza o in età adulta. Quindi ci ritroviamo davanti a persone che possono provare piacere nel mangiare gesso, pezzi di muro, capelli, sapone e così via. Nel modello strategico, però, questo problema è spesso inquadrato e trattato come disturbo ossessivo-compulsivo.

 

Come si fa a capire se una persona è anoressica?

 

Generalmente chi soffre di anoressia ha dei comportamenti piuttosto tipici: evita di mangiare insieme agli altri, sminuzza tutto in piccoli pezzetti, evita la maggior parte dei cibi, durante le feste e le cerimonie trova sempre qualche scusa per non essere presente al momento dei pasti, beve molto (soprattutto tè, caffè, energy drink), indossa maglie o maglioni piuttosto larghi, ha l'ossessione di cucinare per gli altri, ha un calo di peso repentino ed importante, non ha più il ciclo mestruale, tende ad isolarsi e vive un qualche ambito della propria vita in modo perfezionista (studio o lavoro).

 

 

Come uscire dai disturbi alimentari?

 

Per uscire dai disturbi alimentari è necessaria una terapia. Il più delle volte i pazienti con queste problematiche arrivano portate dai famigliari, ma l'importante è comunque fare qualcosa. Non si esce da questi problemi da soli, non è vero che basta la sola forza di volontà e non bisogna mai sottovalutare le cose. La terapia breve strategica si è dimostrate efficace nell'85% dei casi con percorsi che vanno dalle 10 alle 20 sedute. Il rapporto che si instaura tra paziente e terapeuta per queste problematiche è fondamentale e sicuramente predittivo di un buon esito.

 

Se vuoi sapere se questo percorso è indicato per te o per un tuo caro contattami al numero +39 338 5898540 e sarò disponibile per valutarlo insieme.



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